Russo Facchielli

Figlio di Cerbone, nasce il 3 ottobre 1898 a Grosseto, fa il muratore e frequenta i sovversivi. Nipote degli anarchici Ado (1), Nello (2) e Emilio Costa, diversamente dagli zii professa idee socialiste ed è molto attivo nel biennio rosso, dopo aver sperimentato nelle trincee gli orrori della “grande guerra”, tanto da essere eletto nel 1920 segretario politico della Federazione maremmana dei ciclisti rossi, un’associazione sovversiva, che ha numerosi aderenti a Grosseto, a Roccastrada e in altre località della provincia.
Passato nelle file comuniste nel 1921, dopo la scissione di Livorno, firma, insieme a Carlo Angiolo Debolini, segretario della Federazione giovanile comunista grossetana (che si suiciderà di lì a poco per l’insopportabile miseria), a Pietro Ginanneschi, a Luigi Franchi e ad altri sovversivi, un appello ai compagni per invitarli “a lavorare ed adoperarsi insieme, sia per accrescere le file, sia per attenersi a tutti quei deliberati dell’ultimo Congresso Giovanile e alle altre deliberazioni che dal Comitato e da[i]… componenti il C.F. [Comitato federale] verranno a volta a volta comunicate”.

Facchielli risulta collegato ai dirigenti nazionali del partito comunista, come prova il rinvenimento, nel 1923, del suo nome fra i documenti criptografici sequestrati a Genova, nella sede clandestina dell’Esecutivo del P.C.d’I.
All’epoca però il nostro è già lontano dall’Italia, essendo emigrato in Brasile verso la metà del 1922, dopo la caduta dell’intera provincia di Grosseto sotto il feroce dominio degli squadristi. Dal canto suo la Prefettura maremmana ricorda, all’inizio del 1923, che quando Facchielli viveva nel capoluogo teneva buona condotta morale ed era un comunista assai impegnato.

Nell’America latina Facchielli rimane poco tempo, perché presto rientra nel vecchio continente e nel febbraio 1923 è segnalato nel bacino carbonifero belga di Charleroi, dove lavorano molti proscritti grossetani. Ancora in Belgio nel 1924, dimora nella cittadina di Montignies-sur-Sambre, dove sottoscrive, per due volte, delle piccole somme a favore del Comitato anarchico per la difesa dei perseguitati antifascisti, somme delle quali dà conto «Il libero accordo», un settimanale libertario redatto tenacemente da Temistocle Monticelli a Roma, nonostante i persecutori sequestri disposti dalle autorità fasciste (capo del governo è, dalla fine del 1922, Mussolini). Insieme a Russo sostengono il Comitato Italo Giannoni, Silvio Quintavalle, Antonio Armeni (“Toppa”), Primo Morelli, Paolo Franchini, G. Rustici, Emilio Martellini e Pasquale Fancello. Quasi tutti sono anarchici, Martellini è bordighista. Fancello è sardo, gli altri sono originari di Grosseto e di Massa Marittima.

Verso la fine degli anni Venti Facchielli aderisce – pare – alla frazione della sinistra comunista, che, richiamandosi a Bordiga, pubblica in Belgio, a Bruxeelles – Molenbeeck, il periodico «Prometeo», un giornale che è redatto dapprima da Ottorino Perrone (“Vercesi”), Carmine De Caro e Vincenzo Aulisio, e, più tardi, anche da Virgilio Verdaro (il “Gatto mammone”), fuggito per tempo dalla Russia di Stalin.

Iscritto nella «Rubrica di frontiera» come nemico della dittatura fascista, Facchielli dimora nella prima metà degli anni Trenta a Romain-de-Popey, poi, nel 1935, fissa la residenza a Lione, dove si collega al gruppo bordighista, di cui fanno parte Carlo Mazzucchelli (detto “Tre”), Aldo Lecci (detto “Mario Marini”) e altri esuli assai conosciuti.
Nella città dei “canuts” abita nella “grande rue de Guillottière”, al n.155, e il quattro dicembre 1936 è segnalato dal Consolato perché manifesta apertamente idee comuniste e si fa promotore di manifestazioni e proteste contro il fascismo. Il 24 giugno 1939 la Prefettura di Grosseto chiede la conferma della sua iscrizione nella «Rubrica di frontiera» per la misura di arresto, ma Russo rimane in Francia e soltanto nell’agosto 1943, dopo la caduta di Mussolini, fa un passo per rimpatriare.

1)Di mestiere sarto, Ado Costa aveva partecipato, nel 1911, alla fondazione del Circolo “Germinal” di Grosseto, insieme a Paolino Ancarani, Bruno Marcucci e altri compagni di ideali.
2)Nello Costa – come ha raccontato Aristeo Banchi – venne selvaggiamente bastonato dai fascisti, che, portatisi sotto la sua casa per bastonare suo fratello Emilio, fattolo scendere in strada, lo sottoposero a una terribile “batticina”, lasciandolo a terra “pesto e sanguinante”.

Fonti: «Il risveglio», 18 ago. 1920; A.C.S., Roma, C.P.C., b. 1918, ad nomen; Banchi, Aristeo. Test., Grosseto, AB; Banchi, Aristeo (Ganna). Si va pel mondo. Storie di fornai ee ciclisti, di disertori e navigatori improvvisati, di poeti e volontari di Spagna, di badilanti e partigiani. Il partito comunista a Grosseto dalle origini al 1944 / a cura di Fausto Bucci e Rodolfo Bugiani; collaborazione di Claudio Carboncini, Grosseto: Arci, 1993, p.21, 44, 59.

[Scheda di Fausto Bucci, Aldo Montalti, Gianfranco Piermaria per Radiomaremmarossa].

 

Scheda: I CICLISTI ROSSI.

I Ciclisti Rossi nascono come associazione nel 1905 e sono riconducibili poi alla galassia delle formazioni di difesa proletaria, formazioni combattenti di opposizione al fascismo nate spontaneamente e sviluppatesi in special modo tra il 1920 ed il 1922 e poi organizzate militarmente come fronte unito.
Scopo della società “contribuire con gite di propaganda (…) allo sviluppo della organizzazione operaia (…), al progressivo elevamento delle classi lavoratrici”.

Il 22 settembre 1912 si tiene un primo convegno ad Imola ed il 10 agosto 1913, sempre a Imola, viene definitivamente varata la “ Federazione Nazionale dei Ciclisti Rossi” con oltre mille partecipanti, naturalmente con programmi politici e non sportivi,  mentre sulla stampa socialista viene  pubblicizzato il “Ciclo Avanti” e il “Carlo Marx”, il ” pneumatico dei socialisti Italiani “…
I “ciclisti rossi” , quindi, incrementano l’uso politico delle biciclette durante gli scioperi, per volantinare, agire ed informare velocemente: del resto erano già il mezzo di trasporto più usato dalla classe lavoratrice. La Federazione dei Ciclisti Rossi viene riconosciuta dal partito Socialista nel 1913, non senza molte discussioni.  Così anche per il movimento socialista lo sport assume connotati ideologici e politici e la sua pratica rientra appieno nella lotta contro la cultura capitalistica e borghese, come recita l’ inno sportivo della francese Federazione Sportiva del Lavoro, di ispirazione comunista, intonato su le note de “L’Internazionale”:

In piedi sportivi della terra, noi tutti, operai, contadini avidi di terra e di luce. In piedi, paria dei tempi recenti, corridori, discoboli o atleti… ”.

( Scheda di Simonetta Carolini, Fausto Bucci, Aldo Montalti )