Socrate Franchi

Nasce a Prata il ventisette dicembre 1900, a dieci anni segue i genitori a Piombino, a quindici entra nel movimento anarchico. Molto attivo nel biennio rosso, emigra clandestinamente in Francia nel ’22 e si stabilisce a Lyon, dove viene assunto da un’impresa edile di cottimisti (i famigerati “tâcherons”) e prende parte alla campagna internazionale per la salvezza di Sacco e Vanzetti. Nell’estate del ’28 il Consolato di Lyon lo segnala tra gli affiliati del gruppo anarchico locale e la Prefettura di Livorno chiede che venga rintracciato e vigilato, perché, già prima dell’avvento del fascismo, faceva parte del movimento libertario, anche se, allora, non era considerato pericoloso.

Iscritto nella Rubrica di frontiera, Socrate abita, nell’ottobre del ’29, a Lyon, in rue Tramassac, e nella primavera del ’30 è sospettato di essere coinvolto, insieme al comunista Franco Delfino (1), in un attentato ai danni del segretario del fascio locale Mario Scribante, contro il quale sono stati sparati vari colpi di arma da fuoco da un’auto in corsa. Il ventidue maggio la Divisione di polizia politica informa la Divisione affari riservati che Franchi è “un individuo veramente pericoloso” e che è “un assiduo frequentatore ed esponente della società “Sacco e Vanzetti”, associazione di carattere anarchico, esistente” a Lyon.

Oltre ai compagni di ideali, residenti nella regione rodaniana, Franchi è collegato ai sovversivi, che a Torino hanno dato vita, alla “Barriera di Milano” e alla “Barriera di Nizza”, a due gruppi libertari clandestini, di cui sono membri Cesare Sobrito, Emilio Bernasconi, Michele Guasco (2), Michele Candela, Eugenio Martinelli, Vittorio Levis, Settimo Guerrieri, Dario Franci, Arduilio D’Angina, Dante Armanetti, Muzio e Vindice Tosi, Cornelio e Nuzio Giacomelli e Mario Carpini (più tardi esule in Francia).
Fra gli anarchici italiani, che sono più attivi a Lyon, le fonti poliziesche menzionano il montierino Gemisto Vallesi, l’anconetano Alvaro Pietrucci di Ancona, i torinesi Giovanni Saroglia, Mario Garelli e Marcello Basso, il piombinese Marino Ripoli e il livornese Tito Salvatori.
Franchi è sposato con Ines Iacometti (3), che è figlia di Pilade (4), un anarchico di Piombino, esule a Villeurbanne dal ’23. La moglie di Socrate è “titolare” – come il padre, il fratello Alfredo e la sorella Iolanda – di un fascicolo nel Casellario politico centrale.
Il ventisei luglio 1930 il console generale di Lyon, G. Salerno Mele, riferisce al Ministero dell’Interno che Franchi si fa vedere spesso con i comunisti dissidenti della Frazione bordighista e che è individuo violento, “che professa con convinzione le teorie libertarie delle quali fa propaganda in ogni occasione. Il medesimo – insiste il diplomatico – è ritenuto pericoloso per l’ordine nazionale”.

Il quattro agosto la Prefettura di Grosseto si occupa di Franchi, per far sapere ai superiori che il “pericoloso sovversivo” manca da Prata da più di dodici anni e che, quando vi abitava, era iscritto al P.S.I., anche se già allora “tendeva all’anarchia”. Dal luogo di origine – prosegue la lettera – Franchi si trasferì a Piombino, dove lavorò nello stabilimento della Magona d’Italia e dove ebbe per due volte a che fare con la giustizia: la prima volta il venti febbraio 1922, quando fu prosciolto da un’imputazione di lesioni personali per mancanza di querela, la seconda il ventisei maggio dello stesso anno, quando fu arrestato a Piombino per un reato molto pi§ grave: la detenzione di bombe e rivoltelle, ma il Tribunale di Volterra lo assolse poi per insufficienza di prove.
Il cinque ottobre del ’30 due bordighisti, che stanno distribuendo “Prometeo”, vengono assaliti e percossi a Saint-Priest (una località dell’Isère, non lontana da Lyon) da un gruppo di fascisti. Il ventisei ottobre scatta la “rappresaglia”: sei antifascisti italiani, tre dei quali sono armati di pistola, sparano sul fascista Giuseppe Negri di Preve Albignola, mentre esce da un locale insieme alla figlia, e lo feriscono. Gli aggressori – secondo la polizia – sono l’anarchico Socrate Franchi e i bordighisti “Tre” (Carlo Mazzucchelli), “Tullio” (Aldo Lecci) e Bruno Bibbi.
Il tredici dicembre Franchi e altri militanti libertari distribuiscono un volantino, firmato “Gli anarchici”, con il quale invitano i lavoratori a condannare il regime russo, che ha deportato in Siberia Francesco Ghezzi, uno dei sovversivi milanesi, coinvolti nel tremendo attentato del Diana (5).

Il foglietto volante annuncia che il quattordici si terrà al Circolo Sacco e Vanzetti una riunione per protestare contro la detenzione di Ghezzi. All’incontro partecipano gli anarchici Umberto Rossi, Gusmano Mariani, Socrate Franchi, Gemisto Vallesi, Marcello Bianconi, Marino Ripoli e Giovanni Saroglia, gli operaisti Alfredo Bonsignori e Antonio Bonito, il bordighista Aldo Lecci, il massimalista Giuseppe Scarmagnan e il socialista unitario Lastrucci. Lecci si impegna a far sostenere dalle colonne di “Prometeo” la campagna per la liberazione di Ghezzi.
A fine anno i fascisti italiani sono in allarme, perché, secondo le loro (poco affidabili) spie, gli anarchici italiani, emigrati in Francia, si preparerebbero a rimpatriare per “mettere in esecuzione”, insieme a qualche compagno, rimasto nella penisola, una serie di attentati “in varie città e contro personalità del Regime creando in tal modo disordini e terrorizzando le popolazioni, per i loro fini ben conosciuti”. Secondo il Ministero dell’Interno, le notizie sarebbero confermate dai recenti arresti di “anarchici pericolosissimi rientrati clandestinamente dall’estero” e da “ulteriori informazioni fiduciarie, secondo le quali gli anarchici fuorusciti avrebbero costituito un comitato segreto di propaganda per riunire gli elementi più noti ed audaci del movimento anarchico” e “preparare azioni terroristiche”.

Per ostacolare i disegni del fantomatico Comitato – collegato, secondo i fascisti, agli anarchici Carlo Landi, Domenico Zavattero, Ludovico Abramo Vergendo, Anselmo Rambaldi, Domenico Nanni, Damiano la Chiesa, Ermanno Diana, Dante Mosca, Antonio Cieri, Renato Castagnoli, Roberto Stanchi, Carlo Castagna, Carlo Giuseppe Sasso, Socrate Franchi, Gino Bibbi, Giovanni Saroglia, Alvaro Pietrucci, Luigi Ravenni, Gemisto Vallesi, Albino Zazzeri, Mario Garello, Tito Salvadori, Marcello Basso, Rinaldo Cristoforoni, Marino Ripoli, Giovanni Matteozzi, Giulio Bacconi, Luigi Bertoni, Raffaele Schiavina, Andrea Isidoro Tibaldi e Amerigo Bientinesi – viene intensificata la sorveglianza ai valichi di frontiera e in tutta la penisola.
Il quattordici febbraio 1931 il nome di Franchi compare sul Bollettino delle ricerche (supplemento sovversivi, scheda 1503) e il sedici marzo la Prefettura di Livorno scrive che, a Lyon, frequenta i compagni di fede Luigi Ravenni, Amerigo Bientinesi e Fortunato Spagnoli. Il diciassette agosto la Scuola superiore di polizia prepara dieci copie di una sua foto e il ventisei novembre il console di Lyon fa sapere che è “noto per il suo carattere violento e prepotente”, “è ritenuto capace di commettere atti inconsulti” ed “è elemento perturbatore dell’ordine pubblico, anarchico militante, solito ad andare armato”.

Il primo dicembre del ’31 Socrate partecipa, insieme a Gusmano Mariani, Attilio Scaltri, Italo Ragni e Giovanni Matteozzi, a una riunione, nel bar di Genévein, in Place J. Feruy, poi, nelle settimane seguenti, viene arrestato per porto abusivo di rivoltella automatica, seviziato dalle guardie francesi e condannato a un anno di carcere. Espulso dalla Francia nel ’32, vi rimane illegalmente, spostandosi a Parigi, dove lo ospita a lungo Narciso Portanti, un anarchico scarlinese, che è suo amico dai tempi di Piombino e che abita con la famiglia nella “banlieue”.
“… dopo l’affare di Silvestrini, che t’ho raccontato, – ci ha detto Portanti – si partì tutti: io, Socrate, che, poverino, l’hanno massacrato a Lyon dalle botte, arrivato a casa a Parigi l’ho tenuto tre mesi in casa; dalle botte che gli avevano dato nei piedi sembrava un cinese, lo torturavano qui, ragazzo forte, non parlava, poi gli levavano dopo le scarpe e gli mettevano i piedi nudi in un ceppo, un corbaccio nei diti, in modo che camminava come i cinesi, lui, Venturini, lo Zazzeri, Pampana, i due fratelli Papi, [i gendarmi francesi] gli dettero tante botte…” (6)

Le ricerche di Franchi da parte dell’Ovra e dei suoi agenti sono inconcludenti. I fascisti italiani continuano a ignorare dove si trovi effettivamente l’anarchico di Prata nel settembre del ’34, quando la Scuola superiore di polizia riproduce per il Ministero dell’Interno venti copie di una sua foto. Il venticinque febbraio del ’35 Socrate è colpito da una misura di espulsione, ma una serie di “sursis” gli consente di restare in Francia sino al maggio del ’36, quando, scaduta l’ultima proroga, viene tratto in arresto. Il rischio che sia cacciato dal territorio transalpino è tuttavia scongiurato grazie alla L.I.D.U. e alle organizzazioni sindacali, che ottengono la sospensione di quasi tutte le espulsioni.
Franchi (che ora si fa chiamare “Speranza”) resta nella regione parigina sino al due agosto, il giorno in cui parte per la Spagna, insieme a Renzo Cavani, a Guglielmo Gilioli, a Bruno Gualandi, a Mario Girotti, a Libero Luppi e all’anziano Michele Centrone (che ha cinquantasette anni). Nella stessa giornata lasciano Parigi, diretti a Barcellona, i massimalisti Felice Vischioni e Vincenzo Tarroni e l’anarchico Oreste Abbruzzetti. Giunti in Catalogna, si arruolano tutti nella Colonna Italiana e partecipano, il ventotto di agosto, alla battaglia di Monte Pelato (7), dove cadono Mario Angeloni, Vincenzo Perrone, Andrea Colliva, Michele Centrone, Attilio Paparotto, Giuseppe Zuddas e Fosco Falaschi e vengono feriti Carlo Rosselli, Natalino Matteucci, Mario Girotti e Renzo Cavani (8).
Il tre settembre del ’36 il Ministero dell’Interno telegrafa ai prefetti del Regno “che anarchico Franchi Socrate fu Cherubino et Periccioli Elisena nato 27 dicembre 1900 Prata (Grosseto) sarebbe partito per Spagna evidente scopo arruolarsi nelle milizie rosse punto Raccomandasi rinnovare misure vigilanza per conseguire arresto predetto Franchi già segnalato con circolare telegrafica n.3638/441 data 9 febbraio 1934…” e l’undici novembre centoventi foto del sovversivo di Prata, fresche di stampa, vengono trasmesse dalla Scuola superiore di polizia al Ministero dell’Interno, che le invia a tutte le Prefetture e ai valichi di frontiera. Qualche giorno più tardi Franchi prende parte allo scontro di Almudévar, che si conclude con un esito non del tutto soddisfacente, perché “al momento di investire la città”, vengono a mancare “i mille uomini promessici e le munizioni per le due batterie, che sostenevano l’azione” (9).

Il sei dicembre Carlo Rosselli lascia il comando della formazione italiana e all’inizio di gennaio Franchi rientra a Parigi, dove, il ventiquattro aprile, sembra che abiti in un alberghetto di rue des Orteaux, 11, celandosi sotto il nome di Franchitti. Il diciannove novembre del ’37 viene schedato: la Prefettura di Livorno scrive che è alto m.1,65, ha frequentato le scuole fino alla terza elementare ed è giunto a Piombino nel ’10. Era ancora giovanissimo, quando ha cominciato ad accompagnarsi ai sovversivi e a farsi notare per le sue idee anarchiche: “Prendeva parte a tutte le manifestazioni della setta e svolgeva attiva propaganda. Lavorava da manovale edile e verso la famiglia si comportava discretamente. Era di carattere violento ed in pubblico non riscuoteva buona fama”.

Il trentuno dicembre del ’37 il prefetto di Grosseto, Enrico N. Trotta, dispone il controllo della corrispondenza della madre, della sorella e della cognata di Socrate, che abitano a Piombino, e il ventuno gennaio del ’38 la misura viene estesa alla zia del Franchi, Iole Periccioli, dimorante a Boccheggiano (10). Il cinque agosto del ’39 il Ministero degli affari esteri riferisce che l’anarchico di Prata non è stato rintracciato a Barcellona, dopo la caduta della città nelle mani dei franchisti e che non “si è quindi in grado di poter precisare se il Franchi sia fuggito in Francia con le Brigate internazionali oppure sia caduto in combattimento così come non è stato possibile accertare se abbia veramente combattuto in Ispagna con i rossi spagnoli”.
Nel febbraio del ’41 Socrate viene segnalato a Villeurbanne, dove abiterebbe in rue de la Somme, ma nelle settimane successive le sue tracce si perdono ancora una volta e la Prefettura di Livorno non può far altro che comunicare al Ministero dell’Interno – il trenta aprile del ’41 e l’otto maggio del ’42 – che l’ ex “miliziano rosso” è irreperibile. Passato alla totale clandestinità, dopo la resa della Francia ai nazisti, Franchi si unisce a una formazione di partigiani, che operano nel dipartimento del Rhône, e combatte contro gli hitleriani fino al ’44, guadagnando, con il suo coraggio, una medaglia d’argento (11).
Inizio documento
Appendice: Giulio Bacconi. Ricordi di Bianconi, di Franchi, di Sorbi e dei Pampana…
Note
1)Franco Delfino era un militante comunista.

2)Venditore ambulante, Michele Guasco nacque a Pietra Marazzi (Alessandria) il due dicembre 1888. Anarchico attivo dal ’17, venne condannato dal Tribunale speciale a otto anni di reclusione il dieci novembre 1936. La moglie Francesca ha ricordato così una delle tante aggressioni subite dal marito: “Poi una volta lo aspettavo a casa; aspetta, aspetta, non lo vedo venire. Mi vengono a chiamare: – Andate all’ospedale-. E all’ospedale tutto rotto, tutto insanguinato, bastonato dai fascisti di Susa. E io li conosco, eh! Aveva un dito così, piegato, poi la testa… L’han lasciato lì morto in mezzo alla strada che pioveva. L’han trovato gli ambulanti sotto la pioggia. Allora lo han portato all’ospedale di Torino, dallo stato che era l’han portato qui…” (Guidetti Serra, Bianca. Compagne: testimonianze di partecipazione politica femminile, Torino: Einaudi, 1977, vol.1, p.19)

3)Ines Iacometti era nata a Piombino il 26 settembre 1900.

4)Pilade Iacometti, era nato a Pistoia il 25 luglio 1876 ed era sposato con Maria Rapini, sorella di un noto anarchico. Emigrato in Francia nel ’23, con tutta la famiglia, si stabilì a Bron. Iscritto nella Rubrica di frontiera e nel Bollettino delle ricerche per il provvedimento di arresto, frequentava saltuariamente il Circolo Sacco e Vanzetti e riceveva spesso nella sua casa gli anarchici italiani, che vivevano a Lyon e nei dintorni.

5)Disertore durante la grande guerra, condannato a 25 anni di carcere per l’attentato del Diana, Ghezzi morì in Siberia nel 1941, dopo aver subito ogni genere di maltrattamenti e sevizie da parte degli sgherri di Stalin (Corneli, Dante. Lo stalinismo in Italia e nell’emigrazione antifascista. Il dramma dell’emigrazione italiana in Unione Sovietica, Quarto libro. Tivoli, 1980, p.100-105).

6)Portanti, Narciso. Test., Follonica, 28 feb. 1975, AB, M2, 17. Badilante e poi muratore, Narciso Portanti fece parte del Gruppo anarchico di Scarlino dal ’10 al ’21, insieme al fratello Corrado e a Gioacchino Bianciardi, Baldo e Biagio Cavalli, Riccardo Gaggioli, Adamo Petrai, Marx e Francesco Portanti, Liberato e Beroldo Bianchi, Settimio e Stenello Soldi, Giuseppe, Ugo, Domenico, Liberato e Smeraldo Cignoni, Angiolino Bartolommei e Aggio Simoncini. Rifugiatosi a Piombino, si iscrisse alla Camera del lavoro sindacalista e collaborò con Bacconi, Zazzeri, Cennini e Pampana, poi, nel ’23, emigrò in Francia, dove restò sino al ’39. Dopo la liberazione di Follonica, partecipò alla ricostruzione del villaggio, portando a termine i lavori del “fognone” di Via Colombo. Su di lui si vedano, fra l’altro: Scarlino 1920: su San Martino occupata sventola bandiera nera, La risveglia, n.1, mag. – ago. 1999, p.1-5; Gli amici della Biblioteca. Il mi’ paese è libero: fra testimonianze orali e carteggi: Follonica dal 1940 al 1945, Follonica, 1996, p.12, 38; Portanti, Narciso. Rapporti di lavoro, 15 mar. 1946; 16 mar. 1946, 15 apr. 1946, (copie in AB). Con Portanti lavorarono alla ricostruzione di Follonica Reduce Bulichelli, Arsede Romboni, Ciro Panichi, Raffaello Zucconi, Alvonio Quiriconi, Mauro Carapelli, Ermanno Falzetti, Enzo Boschi ed altri.

7)La sigla marciante. Episodi di eroismo, Giustizia e libertà, n.37, 11 set. 1936; Alcofar Nassaes, José Luis. Spansky. Los extranjeros que lucharon en la guerra civil española, vol.1, Barcelona: Dopesa, 1973, p.24; La Spagna nel nostro cuore, 1936-1939…, cit., p.129-130, 229, 299. “La battaglia del Monte Pelato (così chiama la nostra colonna le posizioni che occupiamo e di cui non troviamo il nome sulle nostre carte imperfette), iniziatasi stamani alle 4, è finita alle 9 con la nostra completa vittoria e con la fuga del nemico che ha lasciato in mano nostra molti fucili, una mitragliatrice, un cannone, molte munizioni, prigionieri e morti, tra cui un capitano” (La sigla marciante. I particolari della battaglia di Monte Pelato, Giustizia e libertà, n.37, 11 set. 1936).
8)”La battaglia è vinta! Tiriamo un sospiro grande come la bocca d’un pozzo! Chi è morto? Chi è ferito? Che cosa è avvenuto accanto a noi, al trincerone, alle mitragliatrici? Ecco, nel trincerone, Centrone Michele, steso supino, con la fronte spaccata da un colpo. Zuddas Giuseppe giace composto, il volto coperto da una coperta da campo, circondato da alcuni compagni della Sigla. Son morti sul campo anche Perrone Vincenzo, della 3.a mitragliatrice, colpito da una palla al cervello; Papparotto Attilio, Colliva Andrea, Falaschi Fosco, fucilieri, e all’ospedale di Sariñena è morto Angeloni Mario, il nostro eroico organizzatore e guida superiore ad ogni elogio. Sette morti: numero alto al paragone delle nostre forze. Feriti: Matteucci Carlo, della 2.a mitragliatrice, alla mano; Girotti Mario, alla gamba; Cabani Renzo, al gomito; Rosselli Carlo, al petto leggermente…” (ivi).

9)Marzocchi, Umberto. Rabitti, Vindice. La Colonna italiana sul fronte di Aragona, Umanità nova, n.27, 16 lug. 1956. Durante il ripiegamento la Colonna perse sette volontari: André Cauderay, Vittorio Cozzucoli, Luigi Crisai, Vittorio Golinelli, Giuseppe Livolsi, Filippo Pagani e Corrado Silvestrini.

10)Iole Periccioli era nata nel 1885.

11)Vignali, Marcella. La Resistenza nella provincia di Grosseto, cit., vol.2, p.29-30.
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Giulio Bacconi. Ricordi di Bianconi, di Franchi, di Sorbi e dei Pampana…
“Io e Gino Bagni – prima che lui ci lasciasse per passare ai socialisti autoritari – abbiamo pubblicato un giornale a Marsiglia, si chiamava “L’ora nostra”. Nel 1937 o 38 ho fatto uscire un altro periodico, insieme a Marcello Bianconi, e ho collaborato con Sabatino Gambetti. No, di quei giornali non conservo nemmeno un numero. Qui ho solo un grosso libro autobiografico del Duval e “La fine dell’anarchismo?” di Galleani. Prima di andare in Spagna, dove sono restato per qualche settimana, ho raccolto – con i fratelli Pampana e gli Iacometti di Piombino, con Socrate Franchi, che è stato in Aragona, e con Bixio Sorbi, che è morto in un campo nazista – i fonsi per i compagni della Colonna [Italiana]. (1)
Note
1)1975: incontri a Marsiglia, La Risveglia, n.2, set.-dic. 1999, p.6.

(Tratto da ” Gli antifascisti grossetani nella guerra civile spagnola” di Fausto Bucci, Simonetta Carolini, Andrea Tozzi e Rodolfo Bugiani –  Follonica 2000)