Dario FRANCI

Nasce a Civitella Paganico (GR) il 28 maggio 1902 da Giovanni e Costanza Pecciarini, operaio meccanico. Fin da bambino si allontana dal paese di origine per trasferirsi con i genitori a Campiglia Marittima. Le gravi condizioni economiche in cui versa la famiglia lo inducono all’età di quindici anni a spostarsi a Piombino dove inizia subito a lavorare come operaio presso gli stabilimenti Alti Forni, prima, e le Savienem, poi.

In questo stesso periodo entra in relazione con alcuni importanti esponenti dell’anarchismo locale che contribuiscono in maniera determinante alla maturazione della sua coscienza politica libertaria. Durante gli anni roventi del Primo dopoguerra, aderisce attivamente alle lotte antifasciste del proletariato piombinese combattendo del 144° btg degli Arditi del popolo.

Nel 1923, è chiamato a prestare servizio nella Marina a Venezia, ma l’insofferenza per la vita militare lo porta a esternare più volte e senza reticenze il “suo odio per ogni istituzione e per ogni cosa non ispirata all’anarchismo, nonché tutto il suo sdegno per essere costretto a servire nelle milizie”. Rientrato a Piombino dopo il periodo di leva, è schedato dalla Questura di Pisa come “sovversivo propagandista” e sottoposto a provvedimento di vigilanza.

F. capisce allora che è giunto il momento di cambiar aria e nel 1926 decide, insieme con alcuni altri anarchici piombinesi, di emigrare verso Torino. Assunto alla fiat Ferriere, assume in breve tempo un ruolo centrale nelle iniziative di lotta predisposte dai nuclei anarchici locali distinguendosi per la sua caparbia azione di propaganda antifascista tra le masse operaie. Altrettanto determinante è inoltre il suo apporto nella organizzazione di espatri clandestini e nella distribuzione dei fondi del Soccorso anarchico alle vittime politiche, mentre costanti sono i suoi contatti con un gruppo di militanti emigrati a Lione, da cui talvolta riceve anche sovvenzioni economiche e materiale a stampa di piccolo taglio.

Individuato nell’estate del 1930 quale membro del gruppo “Barriera di Milano”, è definito dalla prefettura di Torino “anarchico convinto delle proprie idee […] capace di partecipare attivamente ad eventuali torbidi qualora si presentasse l’occasione propizia”. Alla retata di arresti seguita nella primavera successiva, F. riesce a sottrarsi solo perché, rimasto disoccupato, aveva deciso pochi mesi prima di tornare a Piombino per lavorare presso i suoceri. Quando però rientra a Torino due anni più tardi, viene posto in stato di stretta sorveglianza e iscritto nel “terzo elenco” delle “persone da arrestarsi in determinate contingenze” – “persone da ritenersi pericolose in caso di turbamento dell’ordine pubblico perché capaci di organizzare, dirigere e prendere parte ad azioni delittuose collettive”.

A partire da questo momento, è costretto a ridurre notevolmente la propria attività e a muoversi nella massima circospezione, limitandosi a svolgere un’azione di natura proto-sindacale tra gli operai della fiat Lingotto, dove trova occupazione nel 1934. Nel frattempo, prepara la sua fuga dall’Italia che porta a compimento nell’estate del 1937. L’intenzione è quella di attraversare il territorio francese e recarsi in Spagna per elargire il proprio contributo alla lotta del proletariato iberico contro la reazione franchista; ma una volta raggiunta Parigi, una serie di ostacoli di natura logistica mandano a monte i suoi piani impedendogli di proseguire per la Catalogna. Dopo l’occupazione della capitale da parte delle armate naziste, è tratto in arresto per misure di polizia e imprigionato nelle celle della caserma “des Tourelles”.

Liberato nell’estate del 1942, viene accompagnato al confine e consegnato alle autorità di frontiera italiane che, dopo un breve interrogatorio ed in considerazione dei suoi precedenti politici, lo assegnano al campo di concentramento di Manfredonia, dove resta internato sino alla caduta della dittatura fascista. S’ignorano data e luogo di morte.

(Scheda tratta da Biblioteca Franco Serantini – Autore: F. Giulietti)

Fonte della descrizione: Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; ivi, Pubblica Sicurezza, 193031, b. 400, f. K1A/Mov. An., AAPP (TO); ivi, Divisione Polizia Politica, ad nomen; Lutti nostri – Dario Franci, «Umanità nova», 14 feb. 1970.