CARTEI Osvaldo, “Freccia”

Il giovane Osvaldo Cartei, figlio di Giuseppe e di Bruna Marchetti, era nato il 24 novembre 1924 a Cecina.

Trasferitasi a Piombino l’11 giugno 1927, la famiglia andò ad abitare in via Galilei n. 16, secondo piano, trasferendosi poi, dal 4 dicem-
bre 1931, al terzo piano di uno stabile in Via Pisacane n. 43.

Richiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana, lo stato fantoccio messo in piedi da Hitler ed affidato al “duce” Mussolini, Osvaldo fu assegnato alla Divisione “San Marco”, 3.o reggimento di artiglieria. Fu quindi inviato in Germania per un periodo di istruzione militare. Rientrato in Italia nel mese di agosto 1944, fu assegnato ad un reparto di stanza in provincia di Savona.

Immediatamente però il giovane militare decise di compiere il passo a cui da tempo stava pensando, insofferente della divisa che doveva indossare, e nel settembre passò dalla parte della Resistenza. Entrò a far parte della 6.a Brigata Garibaldi “P. Crosetti: il suo nome di battaglia da partigiano fu “Freccia”.

In seguito ad un rastrellamento tedesco la sua compagnia tentò lo sganciamento ed Osvaldo si nascose presso una casa di contadini. Successivamente tentò di attraversare la linea di fuoco per ricongiungersi ai suoi.

Il 14 ottobre 1944 fu arrestato alla stazione ferroviaria di Savona. Riconosciuto da un delatore repubblichino venne tradotto in carcere a Cairo Montenotte, dove fu processato dal Tribunale Speciale di guerra e condannato a morte mediante fucilazione alla schiena.

Nel volume di Maurizio Calvo, Eventi di libertà. Azioni e combattimenti della Resistenza savonese,  (Savona, Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Savona, 1995, p. 398), la morte di Cartei viene datata al 1 novembre 1944 in località Cadibona.
Dalla scheda anagrafica del Comune di Piombino risulta invece che Cartei fu ucciso l’11 novembre 1944 a Calice Ligure. An-
che il giornale La Fiamma, settimanale edito a cura della Sezione Socialista di Piombino, ricostruiva il 17 novembre 1946 (anno 40°, n. 36, nuova serie, redazione in piazza Verdi), gli ultimi momenti della vita del giovane partigiano con queste parole:

All’alba dell’11 novembre 1944 egli si avviò tranquillo, con la fronte alta, sereno e cosciente, verso un oliveto di Ese, dove lo attendeva il plotone di esecuzione. All’esecuzione parteciparono quasi tutti i militari della batteria liberi dal servizio, ufficiali, sottufficiali ed altri militari in rappresentanza delle batterie e delle brigate nere…
Narra un testimone: Dal mio punto sentinella mi fu possibile assistere alla triste cerimonia… Ricordo molto bene che il Cartei fu legato, con le mani dietro la schiena, ad un palo… Vidi avvicinarsi a lui un militare il quale gli mise una sigaretta in bocca … Poi egli parlò con calma, raccomandando agli amici di informare la sua famiglia che egli era morto da vero italiano. Quasi la totalità dei militari presenti alla lettura della sentenza, piangevano. Egli aspirò qualche boccata di fumo… poi venne l’ordine di “fuoco”.  I fratelli carnefici si allontanarono inorriditi senza attendere l’ordine del “rompete le righe”.
Da quella scarica il Cartei rimase però, solamente ferito e tentò, con le ultime forze, di risollevarsi, ma il colpo di grazia sparatogli da un ufficiale, lo finì.”

Di Osvaldo il giornale socialista riproduceva anche un breve brano della lettera inviata alla fidanzata, scritta nel carcere di Cairo Montenotte poco prima della morte, il 9 novembre:
Rosa, Rosa cara, è l’ultima lettera che io ti scrivo. Rosa cara, il nostro amore è stato così breve… si vede che non era destino arrivare sino in fondo. Avevo trovato una donna che mi voleva veramente bene, ma pazienza! … muoio con il desiderio di rivederti. Muoio non da traditore, ma da vero italiano.”

 

 

[Scheda di Ivan Tognarini – Tratto da ”Piombino Oggi” – ANNO XXXIX N. 1 MARZO 2009]