Guido LISI

Guido Lisi, militare nel 1942, a Torino nell’ Aeronautica

Guido Lisi nasce il 15 novembre 1925 a San Gimignano, da una famiglia inizialmente contadina che non aderisce al fascismo e lavora fin da bambino come garzone. Trasferitosi a Siena, riesce poi  ad avere, ancora giovane, una discreta esperienza di radiotecnica che gli consente una ulteriore specializzazione nell’ Aeronautica Militare al momento  in cui, nel 1942, si arruola e viene mandato a Torino.

Nel capoluogo piemontese, assiste ai primi bombardamenti alleati sulla città ed anche ai grandi scioperi nelle fabbriche dal marzo ’43: tutto questo accompagna e raffina le sue riflessioni sulla guerra ed il fascismo.
L’8 settembre, senza precise disposizioni, è tra coloro che si sbandano per fare ritorno alle proprie case, non prima di aver aperto i magazzini della caserma per permettere che la popolazione si impossessi di tutto quello che altrimenti sarebbe finito in mano tedesca.

Tornato in San Gimignano, matura la scelta di entrare nella Resistenza, supportato dai sentimenti familiari, già dall’ ottobre del ’43. Il primo nucleo partigiano cui collabora a formare si ritrova in località Pianore, presso il casolare del Fulignati, vecchio antifascista.
Nel novembre, dietro pressioni e minacce sulla famiglia, cede al bando repubblichino presentandosi e venendo mandato a Pavia, sempre con l’idea fissa di fuggire alla prima occasione, cosa che avviene subito, vista la totale disorganizzazione in cui versa la caserma pavese cui è assegnato.
Rientrato al suo paese, dal 2 gennaio è operativo , nei boschi su Poggio del Comune, con molti resistenti provenienti anche dalle vicine Poggibonsi, Certaldo, Colle di Val d’Elsa. Con loro, in quei giorni, sono presenti anche Vittorio Meoni, l’unico superstite dell’eccidio di Montemaggio, ed il comandante Pelo (Velio Menchini).

Guido Lisi, al centro a destra del comandante “Pelo” Velio Menchini, nei boschi di Poggio al Comune, presso San Gimignano.

Guido Lisi partecipa sia a varie azioni di requisizione di viveri e materiale, che di recupero di armamento come nell’episodio in cui, con Chellini e Tartarelli, disarma due carabinieri all’interno di un bar di San Gimignano.
Raggiunto un numero elevato di uomini, il gruppo di Lisi decide di dividersi in due Distaccamenti, uno dei quali, con alla Testa Velio Pelo Menchini, si sposta verso Montemaggio, mentre quello di Guido va a posizionarsi in località Botro ai Buchi.
A metà marzo, recupera il corpo del Commissario politico Delfo Giachi, ucciso in un’imboscata dai fascisti, insieme allo studente empolese Giorgio Gamucci che però, ferito a morte, decede il giorno dopo in ospedale.

Con azione da gappista, in cui si sta specializzando, il 19 marzo del ’44, con Manlio Tartarelli, dentro San Gimignano cattura un noto repubblichino per usarlo come ostaggio e scambio di prigionieri. La cosa, alla fine, si rivelerà solo una buona azione dimostrativa, in quanto l’ostaggio – cui viene risparmiata la fucilazione – viene ammonito e rilasciato.
Guido, nei giorni successivi, è di quella parte del Distaccamento che per puro caso non resta intrappolata a Montemaggio nel rastrellamento fascista che porta alla fucilazione dei tanti partigiani.

Nell’aprile successivo, Lisi collabora alla formazione di un gruppo di G.A.P. sangimignanese mentre, in maggio, essendo cresciuto il 9° Distaccamento ormai è strutturato in diverse squadre ed inserito organicamente nella Brigata Spartaco Lavagnini di Fortunato Viro Avanzati.Verso la fine di maggio, con Jaures Baroncini e Nello Renzi, travestiti da Vigili del Fuoco fascisti e con un improbabile camioncino dotato di una scala, Guido Lisi recupera una mitragliatrice, armi e munizioni dalla polveriera di Scorgiano occupata da altri partigiani e trasporta il pericoloso carico nelle mani del 9° Distaccamento, incontrando all’andata ed al ritorno posti di controllo tedeschi che restano ingannati ed anzi, ad un certo punto, addirittura inserendo il loro veicolo in una lunga colonna tedesca motorizzata.

In giugno, il 10, in collaborazione con altre squadre della Valdelsa, il suo Distaccamento è protagonista dell’assalto al carcere di San Gimignano e della liberazione di decine di detenuti politici.
Il 13 luglio, Guido ed altri incontrano e guidano le truppe franco-marocchine all’ingresso in San Gimignano, assicurando loro che ormai la città è libera dall’occupazione tedesca. Il 14, a malincuore, consegna anche la sua arma alle truppe alleate.

Il suo conto con il nazifascismo, tuttavia, non è ancora saldato e l’8 gennaio del ’45 parte con altri per arruolarsi come volontario nel Nuovo Esercito Italiano e continuare la guerra di liberazione dal nazifascismo.

Combatte a lungo sulla Linea Gotica, zona di Alfonsine, inquadrato nel famoso Gruppo di Combattimento Cremona. La sua unità ristretta – il III° Plotone – assume il nome di battaglia di “Pescecane”, probabilmente per la aggressiva velocità con cui questo manipolo di affiatati toscani porta a compimento le varie missioni loro affidate. Il gruppo è anche politicizzato e frequenti sono le discussioni nelle quali i volontari ex partigiani tentano di contaminare e motivare i soldati di leva provenienti dal sud Italia che non avevano avuto modo di vivere l’esperienza partigiana o i ‘’vecchi’’ militari sfiduciati e stanchi di così tanti anni di guerra ininterrotta.

 

Guido Lisi, a sinistra, con alcuni sangimignanesi del III° Plotone “Pescecane”

 

E’ il reparto di Guido a sfondare per primo la, fino ad allora, impenetrabile linea tedesca, il 10 aprile 1945, presso Fusignano.

Nel dopo guerra, come tantissimi altri partigiani comunisti o comunque coerentemente ‘’di sinistra’’ subisce persecuzioni, intralci di carriera, confinamenti professionali e quant’altro per non aver abbandonato le proprie idee nel mentre i gerarchi fascisti vengono reintegrati nei loro antichi posti civili e militari … con tanto di arretrati. E’ la “ricompensa” della “Patria”.

Guido, infatti, si era iscritto al P.C.I. da subito dopo la Liberazione, all’età di 19 anni, militandovi fino alla sua estinzione e trasformazione in P.D.S. dopodiché, deluso, non avrà più tessere, preferendo coltivare individualmente la propria immutata “utopia”.

 

[Scheda di Aldo Montalti per radiomaremmarossa.it – Fonte: “Le torri, il bosco, il fiume – Storia tra diario e ricordi del partigiano Guido Lisi” –Anpi San Gimignano 2002]