VASCO BROCCHI.

 

Nasce nel 1922 a Colle di Val d’Elsa.

Nel 1943-44 fa parte della 84ª Divisione Venezia, in fanteria, in guerra in quella fascia di terra compresa tra Montenegro e Kossovo.

All’interno della Divisione è presente un reparto di camicie nere dedite a rastrellare, incendiare case nei villaggi, fucilare partigiani senza alcun ordine dal comando. Vasco è testimone di una fucilazione di ben 24 giovani partigiani jugoslavi legati ad altrettanti pali e fucilati uno per uno, davanti ad una popolazione impietrita dal terrore.

L’8 settembre del ’43, tra Podigoriza e Berane, il generale comunica di restare in attesa di ordini superiori mentre, nel frattempo, dopo aver lanciato volantini dagli aerei invitanti ad unirsi a loro, i tedeschi iniziano mitragliamenti bombardamenti di fronte al silenzio italiano.

Gli ordini superiori non arrivano e il comandante in capo della Divisione, allora, offre 12 ore di tempo affinché tutti possano ponderare una scelta autonoma: allearsi coi nazisti, andare in montagna coi partigiani, raggiungere la costa sperando in un imbarco per l’Italia.

Vasco ed una cospicua parte decidono di unirsi ai partigiani titini e combattere i tedeschi. La vita, in montagna, è dura e, oltre alle condizioni climatiche ed alle difficoltose marce, c’è da vincere la diffidenza iniziale degli jugoslavi verso gli italiani che tante tragedie avevano causato in quella terra.

Vasco Brocchi presto si debilita, anche a causa dei continui spostamenti provocati dai fitti attacchi di ustascia e monarchici, oltre che dai tedeschi. Questo stato di salute precaria viene superato solo per l’arrivo e l’intervento del tenente medico bolognese Arnaldo Stefanelli, un ottimo elemento apprezzato ovunque che, grazie alla sua opera, riesce a imprimere anche un deciso miglioramento nei rapporti con la popolazione locale.

Un anno e mezzo di guerra a fianco dei titini, per riscattare il disonore che il fascismo aveva causato in quelle terre, fino alla smobilitazione dopo il 25 aprile ed il lento ritorno in Italia.

Tanti anni dopo, nel 1971, la Repubblica Jugoslava decide di dare un caloroso ringraziamento agli italiani combattenti nella sua Lotta di Liberazione, convocando Vasco e gli altri presso l’ambasciata di Roma e consegnando loro un diploma di riconoscimento.

 

 

 

[Scheda di A.Montalti per radiomaremmarossa.it – Fonte: L’antifascismo a Colle di Val d’Elsa di Mino Paradisi – 2008]