Relazione sull’attività svolta dalla XIª Banda Autonoma di Boccheggiano

[Trascrizione letterale con semplice correzione di piccoli errori di battitura e/o ortografici]
RAGGRUPPAMENTO PATRIOTI “AMIATA”
Settore C – 11ª Banda Autonoma
OGGETTO: Relazione sull’attività svolta.


Per iniziativa del locale Comitato di Liberazione nazionale, il 15 ottobre 1943, si costituisce in Boccheggiano una banda di Patrioti.
Sotto la data 1° maggio 1944 la banda passa a far parte del settore C del III° gruppo del raggruppamento “Amiata”.
Comandante della Banda è il Ten. i.g.s. Bruno Cesarotto¹.
La zona di operazioni della Banda è compresa nei seguenti limiti: Montieri – Prata – Monte Chiaro – Sassoforte – Monte Alto – Torniella – Poggio Fogari.

 L’attività della Banda può essere divisa in tre parti nettamente distinte:
– Periodo dal 15 ottobre 1943 al 1° marzo 1944
– Periodo dal 1° marzo 1944 al 1° maggio 1944
– Periodo dal 1° maggio 1944 al 10 luglio 1944.

 Il primo periodo è caratterizzato preminentemente dal limitatissimo armamento della Banda. Ne deriva di conseguenza che la vera e propria attività militare è stata molto ridotta. Molto sviluppata invece l’attività politica che porta ad un quasi completo orientamento della popolazione di spiccata simpatia verso i patrioti e di mal celata ostilità verso i fascisti e i tedeschi. Di tale attività politica si dà più ampia relazione in calce alla presente relazione.

 Il secondo periodo è caratterizzato da un’attività militare molto più importante, pur se ancora limitata nell’armamento, e prevalentemente dall’entrata in funzione di un’organizzazione militare in piena regola, avendo ingrandito le file della banda con moltissimi nuovi elementi, detti elementi avevano molto bisogno di una preparazione spiritual e e tecnico-professionale in quanto molto giovani e ignari quasi della grandezza e della giustezza della causa abbracciata dalla banda. Questo periodo di organizzazione ha un posto preminente nello svolgimento delle successive azioni belliche, in quanto esse non potevano essere condotte col risultato desiderato e ottenuto senza un indirizzo spirituale, politico e tecnico-professionale che ha richiesto molto tempo ed un’attività veramente notevole da parte degli Ufficiali e dei membri del Comitato di Liberazione Nazionale (attaccati e distrutti 2 autocarri tedeschi – 3 tedeschi uccisi- 2 feriti – 1 preso prigioniero – alcuni militi della G.N.R. disarmati – interrotte le comunicazioni telefoniche).


Il 1° maggio ha inizio l’attività militare vera e propria in quanto essendo la banda regolarmente organizzata e costituita, si aveva una zona di azione ben delimitata per i contatti continui presi con le bande operanti nelle vicinanze, anche se tali bande (come la “Spartaco Lavigni”² e la “Guido Boscaglia”) non facevano parte del raggruppamento dell’Amiata.
Non è possibile fare una relazione giornaliera dettagliata del suddetto periodo perché, tutti gli appunti presi dal sottoscritto sulle azioni svolte sono stati dovuti distruggere in una criticissima situazione della quale si parlerò nel proseguo della relazione. L’attività del periodo si può riassumere in numerosissimi atti di guerriglia e di sabotaggio contro i nemici della Nazione.

Fra tutti vanno segnalati:
1) – Il contributo al disarmo della Caserma dei carabinieri di Boccheggiano con la conseguente destituzione del Maresciallo.
2) Il contributo dato alla distruzione del Castello di estrazione della pirite della miniera del luogo, atto che ha costretto la miniera stessa a rimanere inattiva per più di un mese.
3) La interruzione di tutte le comunicazioni telefoniche e telegrafiche esistenti.
4) La prima distruzione dei ponti seguenti: a) Ponte alle Pile sulla rotabile Gabellino-Siena a circa 10 km. Dal gabellino; b) Ponte detto di Tanabrilli sulla rotabile Gabellino-Roccatederighi a circa 5 km. Dal gabellino; c) Un ponte sulla rotabile Gabellino-Tatti a circa 5 km. Dal Gabellino.
5) Asportazione di quasi tutti gli apparecchi telefonici del paese compresi quelli privati della Società Montecatini in comunicazione con le Miniere di Niccioleta, Miniere di Gavorrano, Massa Marittima.
6) Cattura di tutti gli sbandati sia del nuovo esercito repubblicano che della G.N.R. che passavano nella zona e che sono stati, i più sospetti, consegnati al 3° distaccamento della “Spartaco Lavagnini” in quanto non avevamo la possibilità di istituire un campo di concentramento.

 7 Giugno – Si procede al disarmo definitivo della caserma locale della G.N.R. con cattura completa delle armi e munizioni esistenti (pochi moschetti e bombe a mano); i militi vengono lasciati fuggire per la già accennata mancanza di un campo di concentramento. La sera pattuglie si appostano lungo la rotabile Gabellino-Siena nel tratto Gabellino-Ponte di Montieri. Qualche azione di fuoco di poca entità e senza conseguenze per le due parti.

 8 giugno – Pattuglie armate provviste di dinamite si recano al Ponte sul torrente Farma nel tratto rotabile fra Roccastrada e Monticiano, per completare l’opera di distruzione del ponte già intaccato dall’azione dei bombardieri alleati. Di giorno non è possibile concludere nulla perché il ponte è sorvegliatissimo da parte di un reparto motorizzato tedesco. Nella nottata, nonché la detta sorveglianza (sic), è stato possibile far saltare un pilone. Allo scoppio della dinamite segue una violenta azione di fuoco da parte tedesca ma i nostri uomini non si espongono inutilmente ad un combattimento impari dato che l’azione ha già sortito l’esito voluto.

 9 giugno – Pattuglie in appoggio al 3° distaccamento della “Spartaco Lavagnini” sono in appostamento continuo sulla strada ma, tranne la cattura di qualche elemento sbandato tra cui un appartenente alla S.S. non accade nulla di notevole.

 10 giugno – Nella mattinata nostre pattuglie contribuiscono, sempre con detto distaccamento, alla completa distruzione di una macchina tedesca e conseguente cattura di un capitano e di un tenente del servizio segreto di polizia germanica che aveva sede in Villa Silvena sulla strada Prata-Massa Marittima. Nella serata venne attaccato un autocarro poco oltre il Gabellino sulla strada che porta a Siena, l’autocarro è fermato. Ne sopraggiungono altri due e anche questi sono attaccati in pieno con tutte le armi. I tedeschi di cui 4 sono feriti, fuggono, e non è possibile rintracciarli dato il terreno boscosissimo e le tenebre fitte. Un autocarro viene bruciato perché non recuperabile e gli altri due, carichi di circa 100 q.li di farina di segale, vengono trasportati in luogo sicuro. Dopo poco tempo torniamo sul posto con la speranza di nuovo bottino e le nostre speranze non vengono deluse. Verso le due del mattino vengono attaccati altri due autocarri. Mentre gli autocarro sono già fermati e ci lanciamo sugli uomini con lancio di bombe a mano, sopraggiungono improvvisamente due autoblindo tedesche che aprano un fuoco nutritissimo su di noi. Per nulla intimoriti accettiamo il combattimento impari cercando di distruggere i due mezzi corrazzati con lancio di bottiglie di benzina e bombe a mano, ma l’azione non ha esito favorevole. L’azione di fuoco dura violenta fin verso le ore 4; per l’alba incipiente siamo costretti a desistere dalla lotta. E’ in questa azione che ho dovuto distruggere tutti i documenti in mio potere, in quanto, ad un certo punto, mi sono trovato quasi completamente accerchiato dalle autoblindo e dagli uomini scesi dagli autocarri fermati. Le autoblindo si allontanano portando gli altri a rimorchio; tali mezzi debbono però ritenersi inservibili.

 11 giugno – Una nostra pattuglia attacca tre tedeschi armati di fucili mitragliatori e montati su bicicletta. I tedeschi sono in fuga ma la pattuglia li insegue con biciclette tolte a dei civili. Mentre li stanno raggiungendo e sicuramente catturando, intervengono una moto ed un auto germaniche i cui occupanti aprono un violento fuoco contro la nostra pattuglia. I nostri rispondono e combattono con accanito coraggio inaudito ma sono sopraffatti, più che dal numero dal superiore armamento. Due uomini cadono nella lotta, mentre si gettano sulle macchini con le ultime bombe a mano, gli alti sono costretti a ritirarsi. Due tedeschi risultano feriti e le macchine molte malconce. Si acclude su questa azione proposte di ricompense al Valor Militare.

 12 giugno – Un ufficiale con due pattuglie si reca al già accennato Ponte detto di Tanabrilli e lo fa saltare nuovamente e più profondamente dato che i tedeschi lo avevano rialzato. Altre pattuglie catturano una Fiat 500 dopo azione di fuoco; i due tedeschi che la occupavano riescono, benché feriti, a fuggire nel bosco. Nella serata, a ritorno dalle esequie dei due caduti del giorno precedente, esequie svoltesi con tutti gli onori dovuti, giunge finalmente il tanto sospirato ed atteso segnale di aviolancio. Solo gli Ufficiali ed i Capisquadra si recano sul posto per i segnali convenuti, mentre le pattuglie circondano e sorvegliano la zona.

Alle ore 0,20 del 13 giugno – con enorme emozione di tutti piovono dal cielo i multicolori paracadute. L’ansia centuplica le nostre forze in pochissime ore, con tutti i mezzi di trasporto possibili il materiale è in luogo sicuro. Non esiste riposo. Si lavora con alacrità ed accanimento al disfacimento dei colli ed all’armamento immediato di tutti gli uomini della banda.

 14 giugno – Si trasferisce tutta la banda in località Poderino-Fogari e si procede instancabilmente all’istruzione dei guerriglieri sul nuovo armamento e sulle modalità d’impiego. Nella serata pattuglie attaccano elementi di cavalleria avversaria; 3 cavalli uccisi e 3 tedeschi feriti, senza perdite da parte nostra.

 15 giugno – Altri elementi della banda attaccano una pattuglia tedesca che si dà alla fuga precipitosamente. Un ferito da ambo le parti è il risultato dell’azione brevissima per intensità di fuoco e durata.

 16 giugno – Si fanno saltare i ponti riattati dai tedeschi sulla rotabile per Roccatederighi e per Tatti benché le forze nemiche che passano per la nostra (sic) siano molto robuste. Le azioni di fuoco non mancano ma non causano perdite per ambo le parti.

 17 giugno – Si torna ancora al Ponte sulla Farma sulla rotabile Roccastrada-Monticiano e si fa saltare con circa 5 kg. Di dinamite un riallacciamento eseguito dai tedeschi.

 18 giugno – Mostri specialisti interrompono ancor più profondamente le comunicazioni telefoniche e telegrafiche, mentre pattuglie armate difendono a denti stretti la zona dei lavori. Due tedeschi restano feriti ed uno probabilmente deceduto. Nessuna perdita da parte nostra.

 19 giugno – Si rientra al completo in paese per la difesa degli abitanti e delle case in quanto cominciano ad avvicinarsi colonne nemiche molto forti, e per sorveglianza accurata di elementi sospetti di spionaggio, che però da parecchio tempo sono stati fatti edotti della pericolosità del loro atteggiamento insieme a tutte le Guardie repubblicane rientrate. Una colonna ippotrainata transita nella rotabile Gabellino-Siena e si ferma proprio sotto il paese. Impossibile attaccarla in pieno giorno. Si prende allora contatto come semplici civili con elementi di detta colonna e si assumono informazioni sull’andamento del fronte e sull’itinerario della colonna stessa. Nella tarda sera la colonna viene attaccata da tutta la formazione con un fuoco quanto mai violento. La reazione avversaria è immediata ed altrettanto nutrita, ma la nostra non viene rallentata e quindi smessa se non quando si constata che la colonna è in piena confusione. Nessuna perdita da parte nostra e non accertabili quelle avversarie.

 20 giugno – Arrivano in paese elementi motorizzati e corrazzati tedeschi per sistemare a difesa le posizioni intorno al paese stesso. Da parte nostra non si può impegnare combattimento. Si fanno mettere in nascondigli sicuri gli oggetti di valore della popolazione e si porta la stessa in luoghi quasi certamente sicuri; si abbandona noi stessi il paese perché impossibile difenderlo dalla presa di possesso di artiglieria e carri armati.

 21 giugno – Messa fuori pericolo la popolazione si riprendono le nostre azioni belliche. Pattuglie sono sguinzagliate da tutte le parti a minare, oltre i ponti, anche le strade dove debbono ancora passare le forze nemiche in ritirata. Una pattuglia attacca con bottiglie di benzina e bombe a mano una autoblindo tedesca ma senza esito.

 22 giugno – Elementi tedeschi con armi pesanti sono inviati, probabilmente anche per l’azione di qualche spia fascista non potuta identificare, a cercare i nostri uomini per snidarli dalle nostre posizioni sulle colline circostanti al paese, ma sono ricacciati e debbono abbandonare il loro compito.

 23 giugno – Forti contingenti tedeschi cercano ancora di eliminare dalla lotta i nostri uomini, ma sono costretti a ripiegare dopo aver lasciato 4 morti sul terreno, due prigionieri ed avendo avuto altri tre militari feriti.

 24 giugno – Altri contingenti tedeschi, nonostante che il cannoneggiamento alleato sia aumentato di intensità fino a diventar violentissimo in tutta la zona in queste ultime ore, vengono ancora alla nostra ricerca, rinforzati da altri elementi che, per esigenze dei combattimenti in corso, percorrono la zona in cerca di altre postazioni per artiglierie e carri armati. Tutta la banda è sempre in posizione anche se da più giorni non si dorma e se i viveri sono ormai scarsissimi. Quello che conta è che la volontà è tesissima per lo sforzo supremo e il miraggio della liberazione negli occhi di tutti. Ancora un’ennesima volta si scatena come una furia il nostro attacco contro i nemici della civiltà e della libertà dei popoli. L’azione dura a lungo con violenza eccezionale. Fra la gragnuola dei proiettili alleati che battono tutta la zona e il gracidio delle armi automatiche, il controllo della situazione è difficile ma gli uomini sono sicurisi sé stessi e la situazione viene dominata alla perfezione. I tedeschi si battono con accanimento, ma il nostro odio e la nostra volontà sono superiori a qualsiasi altra volontà; purtroppo tre compagni cadono nella lotta, ma i tedeschi sono costretti alla ritirata dopo aver lasciato 5 morti sul terreno – 4 prigionieri ed avendo avuto 3 feriti. Superiore ad ogni elogio il comportamento di tutti gli uomini della banda ed impossibile distinguerli uno dall’altro per proposte di ricompense al Valor Militare.

 25 giugno – Gli alleati si avvicinano ancora, tutti vorrebbero prendere d’assalto il pese distruggendo a qualsiasi costo gli ultimi elementi tedeschi, ma l’azione dell’artiglieria è tuttora violentissima e la prudenza vieta di prendere in considerazione l’atto generoso e comprensibile dei nostri uomini. Alle ore 14 circa entrano in paese i primi carri armati americani. Segue immediatamente tutta la formazione e quindi la popolazione che offre agli alleati una accoglienza veramente commovente, cosa della quale il comandante dei carristi ne fa ampio elogio. Un reparto di fanteria motorizzata sosta in paese la notte mentre nostre pattuglie vigilano instancabilmente per la nostra e la loro sicurezza.

 26 giugno – Si procede all’arresto di tutti gli iscritti al partito fascista e si mettono nelle camere di sicurezza della caserma che viene adibita a Comando della banda. Gli uomini tutti, meno due squadre in servizio in paese, iniziano immediatamente azioni di rastrellamento. Tre ufficiali della polizia americana arrivano in serata e si congratulano con noi per l’opera svolta, per l’ordine perfetto del paese e della Banda, assicurando che avrebbero fatto in modo da farci avere anche un riconoscimento delle superiori autorità. Ci assegnarono come zona di occupazione e rastrellamento quella compresa fra i paesi di Boccheggiano-Montieri-Scalvaia-Torniella.

 27 giugno – Ci si reca immediatamente a Montieri, si danno le disposizioni necessarie al locale Comitato di Liberazione Nazionale; si rientra quindi per proseguire la nostra opera. Giunge un capitano rappresentante il Governo alleato confermandoci le precedenti disposizioni e congratulandoci ancora per la nostra attività. Fa scegliere a noi il Sindaco del paese. Si parte immediatamente e si insedia il Sindaco e il Servizio di ordine pubblico come già in Boccheggiano, mentre il paese è ancora sotto il tiro delle artiglierie tedesche. Nostri elementi entrano in contatto con la Croce Rossa Americana per l’individuazione e l’ubicazione dei cadaveri, restando a disposizione di detto Ente per parecchi giorni, con un comportamento dichiaratoci ottimo sotto ogni riguardo.

 28 giugno – Per divergenze di territorio con la XXIIIª Brigata “Guido Boscaglia” lasciamo la zona di Montieri e ci occupiamo esclusivamente del nostro territorio (già di per sé stesso molto vasto e difficile perché boscosissimo) per quello che riguarda Torniella e Scalvaia, detti paesi vengono lasciati al Comitato di Liberazione Nazionale di Roccastrada, del quale essi dipendono.

 29 giugno – Si prosegue sempre all’opera di rastrellamento con l’opera di reparti americani.

 Detta opera si protrae instancabilmente fino al 10 luglio, giorno in cui la formazione non si può tenere più accantonata in quanto i viveri sono finiti e le miserrime disponibilità finanziarie, racimolate con grandi stenti, da lungo tempo svanite. Si lasciano solo 10 uomini di guardia nei punti più importanti delle miniere, e in servizio di ordine pubblico con un appuntato e due carabinieri. Come conclusione a questa relazione posso con coscienza affermare che il comportamento degli uomini della banda è stato veramente superiore ad ogni elogio e aspettativa animato anche dalla popolazione che, nella quasi totalità, è stata sempre favorevole ai patrioti e dispostissima ad aiutarci in tutte le evenienze. Posso altresì affermare che è stato fatto tutto quello che ra nelle nostre umane possibilità per dimostrare agli alleati che si è combattuto con volontà incrollabile, nonostante gli scarsissimi mezzi consistenti in pochi fucili mitragliatori (parabellum) e moschetti, per aiutarli e, soprattutto, che si è combattuto per una nuova e veramente sicura coscienza nazionale per la Libertà e la rinascita della Patria.

 A complemento dell’azione militare sopradescritta sento il dovere di segnalare codesto comando tutta l’attività svolta da me e dal Ten. BATTISTELLI, in collaborazione al Comitato Nazionale di Liberazione del luogo, nel campo propagandistico ed organizzativo.
Trovai con la mia prima pesa di contatto col C.L.N. una organizzazione già in atto in quanto esistevano già degli elementi affiatati ed unitissimi pronti alla lotta decisiva. Cominciammo a svolgere una azione intesa di propaganda fra tutta la popolazione, specialmente fra quella parte di essa che per paura e convinzione personale si sapeva ancora se non favorevole almeno non contraria al partito fascista. In lunghissime veglie nascoste si preparava il terreno alla nostra azione militare. Si parlava soprattutto, oltre che al buon senso, alla coscienza degli individui, per convincerli della necessità di una azione a fondo contro i nemici che avevano trasformato la Patria in un campo di rapina e di battaglia. L’opera dei componenti il C.L.N. è stata veramente degna della più alta considerazione. Le armi erano quasi nulle ma la volontà ed il desiderio di combattimento e di vittoria tesi fino allo spasimo.        Si preparano gli animi e le menti dei giovani alla grandezza e alla giustezza della missione che ci eravamo proposti. Il terreno trovato è stato molto favorevole e l’opera svolta talmente efficace da raggiungere in pieno i risultati sperai e voluti. Non ci fermò nella nostra attività la denuncia al Capo della Provincia di Grosseto della nostra propaganda contraria al fascismo ed al suo padrone il tedesco. La nostra azione non poteva essere stroncata o rallentata da considerazioni di carattere personalissimo e non lo fu tanto vero è che perfino tre dei Carabinieri appartenenti alla stazione del luogo aderirono al nostro movimento e prestarono giuramento alla nostra causa.

L’opera fu completata dal disgregamento dei vari nuclei della G.N.R. specialmente quello di Massa Marittima che era il più forte. Convincemmo le famiglie dei militi a parlare dei loro congiunti e a convincerli ad abbandonare il posto e a far opera di persuasione presso i loro compagni. Abbiamo l’orgoglio di affermare che il risultato è stato quello che si voleva. Si segnala ancora, per questo, l’attività del C.L.N. e specialmente quella di Don Pietro GUCCI che per molti giorni è stato anche con la banda ove ha svolto le funzioni di cappellano militare.

 Ciò per portare a conoscenza di codesto Comando che, se la attività di sabotaggio e militare vera e propria non ha potuto essere svolta, per la scarsezza delle armi e le difficoltà per procurarsele, fin dal giorno della formazione della Banda (15 ottobre 1943) ciò non di meno l’opera svolta in altro campo ha influito sull’azione militare stessa, entrata in azione in tempo successivo, in modo sorprendente decisivo in quanto ha determinato i caratteri che sono fondamentali in una guerriglia e cioè:
– coscienza della grandezza e della Santità della Causa
– preparazione morale e tecnico-professionale
– fulmineità delle azioni e decisione di combattimento e di vittoria.


Dagli allegati n°1, n°2, n°3, n°4, n°5, n°6, n°7, n°8, n°9, n°10, risultano rispettivamente:
ruolino della Banda, dimostrazione delle spese sostenute, elenco patrioti caduti, elenco patrioti feriti, elenco materiale recuperato, elenco delle armi già in possesso della banda e caserme dei CC.RR. presso le quali sono custodite, elenco delle perdite inflitte al nemico, carta topografica della zona di azione della banda, elenco delle persone che hanno collaborato e di quelle che hanno demeritato.

IL COMANDANTE DELLA BANDA
(Ten. i.g.s. Cesaratto Bruno)

Boccheggiano lì 10-7-1944

Note di R.M.R.:
¹ – Bruno Cesaratto, nato a Roma il  10 ottobre 1913.
² – Trattasi ovviamente della Brigata Spartaco Lavagnini, comandante Viro.