Relazione a firma del comandante Ten. Carlo Fabbrini – Banda di Scarlino.

GRUPPO BANDE PATRIOTI TIRLI

Comando Gruppo Patrioti di Scarlino.

RELAZIONE SULL’ATTIVITA’ SVOLTA DALL’8 SETTEMBRE AD OGGI 23/61944 a firma del comandante Ten. Carlo Fabbrini.

 

Premessa. Scarlino è un paese di circa 3.000 abitanti, posto a quota 280 s.l.m. in Comune di Gavorrano, distante 5 km dalla Via Aurelia (S.S.nr.1) ed a 12 km ed 8 dalla costa marittima.

La violenza ventennale del regime fascista, non riuscì a piegare l’anelito di libertà che animò incessantemente l’opera educatrice dei più anziani, nella formazione della coscienza dei giovani, ai concetti di democrazia. Il compito degli anziani si rivelò assai rischioso per la presenza, in paese, di un notevole gruppo di accaniti manganellatori non mancando, tra essi, chi si distinguesse per bestiale malvagità.

A Scarlino venne costituito il fascio “primogenito” della Maremma, capeggiato dal noto capitano Petri Solimeno di Scarlino, la cui azione, duramente repressiva, oltre ad interessare il paese e gli immediati dintorni, si estese intensamente per tutta la Provincia. Come se ciò non bastasse, la situazione per gli antifascisti scarlinesi divenne ancora meno favorevole per la nomina a vice segretario nazionale dl P.N.F. di Ennio Barberini, fervente squadrista del luogo.

All’indomani dell’8 settembre 1943 un gruppo di giovani antifascisti di Scarlino costituì un centro di attività clandestina con lo scopo di reclutare i giovani scarlinesi per la lotta contro il nazifascismo ed impedire che i medesimi fossero costretti a seguire eventuali chiamate alle armi da parte dei tedeschi e dei fascisti.

Il gruppo clandestino, che aveva stabilito il suo centro all’interno del vecchio deposito idrico sotterraneo nel castello degli Aldobrandeschi posto alla sommità del paese, era riuscito a reclutare circa 25 giovani ed a infondere tra loro quello spirito ideale di lotta per l’inevitabile scontro armato con l’invasore tedesco  ed i pochi irriducibili rottami del regime della zona.

Verso la metà del mese di ottobre dello stesso anno, avvenne la costituzione della famigerata Guardia Nazionale Repubblicana scarlinese e, avvalendosi di giovanissimi discendenti da famiglie locali notoriamente fasciste, dette luogo ad una immediata ricerca di renitenti al servizio militare. In tale circostanza avvenne che da parte di qualche giovane “clandestino”, forse per semplice spirito di esuberanza del desiderio di lotta, si facesse capire, ai fascisti locali, della esistenza dell’attività clandestina, [per cui] non mancò la caccia immediata da parte dei repubblichini con la sete di consegnare i ‘’banditi’’ nelle mani dei tedeschi.

Considerata l’umana impossibilità  di dare battaglia aperta e l’opportunità di “ripulire” il gruppo da elementi sconsiderati e quindi pericolosi, il Comitato direttivo decise lo scioglimento del gruppo, raccogliendo i più sicuri (sei in tutto) per continuare la lotta alla macchia. Il nuovo gruppo stabilì la propria stanza di azione presso l’essiccatoio di Montedalmina. Si impose allora l’assoluta necessità di reperire armi per dare concretezza alla lotta.

Quattro dei sei del gruppo si incamminarono a piedi alla volta di Punta Ala, dove nel periodo di guerra aveva stazionato il 149° Reggimento di artiglieria costiera e, dopo una serie di difficoltà ed esposizione a grave pericolo, riuscirono a trovare un notevole equipaggiamento di armi e munizioni dando così possibilità operativa alla piccola formazione che poté così eseguire giornaliere perlustrazioni a vasto raggio nella zona, infondendo grande timore fra i fascisti di Scarlino.

A seguito dell’accresciuto potenziamento militare dei nazifascisti, del perdurare di una situazione bellica che non faceva prevedere un favorevole epilogo a breve termine, riscontrata anche le impossibilità di reclutamento di altri giovani che nella situazione ora menzionata erano portati a preferire la via più comoda ed [in considerazione] infine della malattia di un componente del gruppo, si determinò la sana decisione di sciogliere la piccola formazione mediante occultamento delle armi e delle munizioni, nell’attesa del momento opportuno, momento che si verificò ai primi del mese di giugno del 1944 con la costituzione della Banda partigiana di Scarlino nella quale confluirono, molto utilmente, uomini ed armi della piccola formazione.

La Banda dei Partigiani e Patrioti si costituì esattamente l’otto di giugno nei boschi adiacenti il paese, d’intesa con il C.L.N. clandestino locale, composto dai seguenti Patrioti: Flavio Agresti, Livio Agresti, Ottavio Scarpettini e Adamo Petrai ed in collaborazione con al Banda di Tirli e [quella] di Gavorrano allo scopo di coordinare ogni azione per la lotta armata e le operazioni di sabotaggio contro i tedeschi ed i fascisti che, per l’approssimarsi del fronte, rigurgitavano nella zona.

FATTI D’ARME:

  1. Il giorno 11 giugno 1944, il partigiano Flavio Agresti, membro del C.L.N., si offriva spontaneamente per una rischiosa missione di collegamento con la Banda di Gavorrano. Catturato insieme al Patriota Primo Moscatelli (emissario della Banda di Gavorrano) da un gruppo di S.S. ed essendo stati trovati in possesso di alcuni documenti inerenti alla missione, vennero sottoposti ad ogni sorta di sevizia al fine di fare loro rivelare importanti notizie relative al movimento patriottico di Liberazione. Legati poi dietro un barroccino, con le mani dietro la schiena, vennero trascinati per diversi chilometri, infine, essendosi rifiutati ancora di parlare, venivano barbaramente colpiti con armi da fuoco senza rivelare notizia alcuna. Il Moscatelli sopravvisse miracolosamente ai colpi inferti.
  2. Avendo fatto tappa, all’alba del giorno 11 giugno, una colonna armata tedesca, a circa un chilometro dal paese, composta da 20 automezzi e da alcune centinaia di uomini, verso le 14 del medesimo giorno, un nucleo armato tedesco si avvicinava per entrare nell’abitato, ma fatto bersaglio di vivo fuoco da parte di una pattuglia di partigiani, comandata dal partigiano Floro Fontani, si dava alla fuga precipitosa senza ingaggiare alcun combattimento.
  3. Durante la notte dell’11 giugno, una pattuglia di patrioti comandata dal partigiano Aonio Berretti fece saltare i seguenti ponti: un ponte sulla controfossa del canale “Allacciante” della rotabile Scarlino–Casone; un ponte sul fosso “Carpiano” della rotabile Scarlino-Puntone; un ponte sul fosso “Rigiolato” della rotabile Scarlino-Scarlino Stazione; un ponte sul fosso “Anguillaia” della rotabile Scarlino-Bagno di Gavorrano. Tale missione venne portata brillantemente a termine con competenza e perizia, tenuto conto dell’affollamento di truppe tedesche stazionanti nella zona.
  4. Il giorno 14 giugno, una pattuglia comandata dal partigiano Aonio Berretti procedette all’arresto di diversi elementi fascisti pericolosi rifugiatisi nella zona.
  5. La sera del 15 giugno, si presentavano ai nostri patrioti due militari armati di nazionalità russa fuggiti da un reparto militare tedesco e chiesero di far parte della Banda. Poco dopo giunse in paese un’auto militare tedesca con quattro ufficiali a bordo, alla ricerca dei due militari fuggiti. Ebbe luogo un immediato combattimento conclusosi con l’uccisione di due ufficiali ed un ferito da parte tedesca senza che la pattuglia di patrioti riportasse alcun danno. In tale combattimento si distinse, in modo particolare, il partigiano Barberino Barberi.
  6. Verso le ore 23 dello stesso 15 giugno, i tedeschi effettuarono una rappresaglia. La zona della nostra Banda venne ripetutamente cannoneggiata facendo bersaglio su fuochi convenzionali di segnalazione che i nostri partigiani avevano disposto a triangolo nella imminenza di un aviolancio di armi, viveri e vestiario da parte di un aereo alleato. Il cannoneggiamento durato circa quindici minuti, ebbe esito infruttuoso in quanto i nostri partigiani seppero prontamente mettersi al sicuro riparo. Nei giorni successivi, riscontrata ormai dal nemico la crescente potenzialità della Banda, dovette rinunciare ad avvicinarsi alle nostre posizioni desistendo da ogni azione militare. Durante le operazioni della nostra Banda, venivano disseminati, sulla via Aurelia e su altre strade di maggior scorrimento militare, ingenti quantità di chiodi speciali a tre punte per ostacolare la circolazione dei mezzi militari creando notevoli difficoltà ai movimenti delle truppe tedesche.
  7. Alle ore 13 del giorno 22 giugno, le avanguardie Alleate (tre camionette) giunsero nella piana di Scarlino salendo fino al paese, suscitando l’esultanza dei partigiani e della popolazione. Detta avanguardia era comandata dal capitano Dearing.Un gruppo di partigiani si offriva per partecipare ad una ricognizione delle avanguardie alleate su Follonica, agli ordini dello stesso ufficiale. Tale gruppo era composto dai seguenti partigiani: Aonio Berretti, Floro Fontani, Silio Tosi, Venanzio Cappelli, Guglielmo Pistolesi e Quinto Maestrini. Alla decisione di far cannoneggiare la cittadina di Follonica, allo scopo di snidare i tedeschi ancora asserragliati in gran numero, i nostri partigiani si offrirono per compiere una azione di rastrellamento corpo a corpo, allo scopo di risparmiare la cittadina dalla sicura distruzione. La missione fu portata a termine con slancio e sprezzo del pericolo dai nostri partigiani combattendo tal volta di casa in casa, infliggendo dure perdite, in uomini, ai tedeschi. Il successo di tale azione suscitò l’entusiasmo e l’ammirazione dello stesso capitano Dearing, tanto che questi chiese la collaborazione dei nostri partigiani per la liberazione della località Montioni (zona boscosa) in Comune di Follonica, Vignale Riotorto e Suvereto in Comune di Piombino (Livorno). In tali operazioni vennero uccisi un centinaio di tedeschi e fatti duecento prigionieri. Il valore dimostrato dai nostri partigiani fu tale da meritare un attestato ufficiale da parte del capitano Dearing e del colonnello R. Walta, comandante del 157° Reggimento Paracadutisti, comprovante il valoroso apporto dato dal gruppo dei nostri partigiani alla liberazione della vasta zona. In tali operazioni si distinsero in modo particolare per il coraggio e l’abilità i partigiani Aonio Berretti, Floro Fontani e Silio Tosi.Obbedendo alle disposizioni del Comando Militare Alleato e delle locali autorità, la Banda si smobilitò consegnando le armi alle Autorità Militari.Il Gruppo di Partigiani e Patrioti di Scarlino era composto da 63 combattenti e riportò un caduto ed un ferito. 

    Scarlino 28 giugno 1944 Il Comandante della Banda Ten. Carlo Fabbrini.