FRANCO GRANDOLI, ” BOREL II° “

Franco GRANDOLI, BOREL II°
Vª Squadra Iª compagnia della XXIIIª Brigata Boscaglia.

 

Nasce il 17 dicembre 1924 da una famiglia operaia antifascista, proprietaria anche di un piccolo appezzamento agricolo che permette loro di sbarcare i periodi più brutti in modo migliore.
Nonostante iIl fratello maggiore sia un attivista comunista, molto spesso molestato e picchiato dai fascisti, Franco ha solo avversione profonda verso il regime, ma non una vera e propria coscienza politica che si formerà solo durante la permanenza in Brigata.

Pur essendo stato dichiarato rivedibile alla visita militare e non avendo, quindi, il dilemma di dover decidere tra il presentarsi all’esercito repubblichino o darsi alla clandestinità e combatterlo, si presenta in Carlina e si unisce ai partigiani, dei quali fa parte anche il fratello Ottorino. Davvero molto curioso il motivo ultimo che lo spinge a questo gesto: i fascisti rintracciano quel certificato di inidoneità momentanea sul cui retro Franco aveva segnato il punteggio di ” una partita a ramino ” che loro credono essere ” coordinate per gli alleati ” e lo arrestano per due giorni, al termine dei quali la necessità di dover decidere.

In formazione, fa parte della squadra comandata dall’esperto Beppe (Vinicio Modesti) con ruolo di semplice partigiano riconosciuto dal 2 giugno al 20 luglio 1944: ” Eravamo organizzati come nell’esercito, era l’unico modo di affrontare i problemi. Comunque non avevamo gradi, c’era il caposquadra ma era uno di noi, un amico “.
Riconosce come fondamentale la sua fede politica comunista per continuare la guerriglia ” … noi lottavamo per quello, cantavamo le canzoni che parlavano dell’Armata Rossa, volevamo che fosse l’idea di tutto il mondo, non solo dell’Italia …” pur ammettendo lo scarso approfondimento della dottrina marxista e sottolineando che ” … sbagliavamo qualcosa a credere in Stalin …”.

Differentemente da altri, individua nei tedeschi il nemico più odiato mentre i fascisti li definisce come traditori della patria“.

Dopo il disarmo della Brigata, Franco si arruola volontario nell’esercito per ” andare a combattere i tedeschi, ero al fronte della Futa e ero a Milano a Piazzale Loreto quando portarono Mussolini“.

Al termine della lotta partigiana, non è di quelli che nasconde le armi perchè ”… volevo lottare ancora ma non con le armi …” e si iscrive al Partito Comunista anche se ” … c’erano delle cose nel partito che non mi piacevano …”. Infatti lascia la tessera negli anni ’50 per contrasto con la dirigenza locale e per il comportamento escludente tenuto nei confronti di ” alcuni operai cattolici  ” dei quali era amico ” che venivano offesi e tenuti distaccati da noi, ma erano anche loro operai.“.

 

 

Fonti: ”Storia della XXIIIª Brigata d’Assalto Garibaldi Guido Boscaglia” Tesi di laurea di Francesco Gronchi, in pubblicazione A.N.P.I. Volterra 2014 – Archivio RadiomaremmaRossa.

[ Scheda di Aldo Montalti per www.radiomaremmarossa.it ].